Terezín

  • 09a colombarium

    I ghetti erano solitamente quartieri chiusi all’interno di grandi città, oppure interi piccoli paesi, dove gli ebrei erano costretti ad abitare. Il ghetto più antico è quello di Venezia, ed è anche uno dei più famosi al mondo. Circa duecento anni fa i ghetti vennero chiusi per sempre e gli ebrei poterono prendere casa ovunque volessero.
    Per realizzare il loro progetto di distruzione degli ebrei d’Europa, i nazisti ripristinarono l’idea dei ghetti, e costrinsero gli ebrei a vivere di nuovo in certe zone. I ghetti del passato servivano solo a controllare gli ebrei, mentre i ghetti nazisti erano molto peggiori e servivano a radunare gli ebrei e a deportarli verso i luoghi di sterminio. I ghetti più tristemente famosi durante la Shoah furono quello di Varsavia, di Cracovia, di Lwow e di Lodz, tutti nell’Europa dell’Est. Anche Terezín venne chiamato “ghetto” per gli stessi motivi: è il ghetto più a Ovest di tutti.

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    Del passaggio dei ragazzi e dei bambini a Terezín è rimasta una commovente testimonianza, rappresentata da alcune migliaia di disegni e qualche decina di poesie. Di tali documenti, che furono oggetto di affettuoso studio da parte di psicologi, letterati ed artisti, traspare una maturità di pensiero straordinariamente precoce, la straziante consapevolezza di un destino inesorabile, e soprattutto il disperato, insopprimibile anelito alla vita delle giovani vittime. Nella maggior parte dei versi, già di per sé toccanti per i motivi ispiratori e la vicenda umana che sottintendono, sono presenti valori poetici autentici, che stupiscono per l’altissimo, imprevedibile livello di forma e linguaggio e la sconvolgente capacità espressiva. Questa impressionante, commovente documentazione ha ispirato produzioni artistiche d’ogni genere: pittura, scultura, teatro, letteratura e, naturalmente, musica. La rievocazione della tragedia dei bambini ebrei di Terezín, che si riteneva memoria di un oscuro passato, ci ricorda invece dolorosamente che in più parti del mondo attuale simili atrocità si ripetono, e i bambini sono sempre le vittime dell’umana ferocia.

  • Terezin2009-16

    Oggi il ghetto si è di nuovo trasformato ed è tornato ad essere un paese come gli altri: c’è un sindaco, una popolazione di circa 3.000 abitanti. Due musei molto belli ricordano quello che è successo agli ebrei in quel luogo. Passeggiando in quelle strade, in certe giornate, si riesce ancora a sentire qualcosa, come quando finisce l’ultima nota di un concerto e la sua eco rimane nell’aria ancora per un po’.

  • Theresienstadt concentration camp, also referred to as Theresienstadt Ghetto, was established by the SS during World War II in the fortress and garrison city of Terezín (German name Theresienstadt), located in what is now the Czech Republic. During World War II it served as a Nazi concentration camp staffed by German Nazi guards.

    Tens of thousands of people died there, some killed outright and others dying from malnutrition and disease. More than 150,000 other persons (including tens of thousands of children) were held there for months or years, before being sent by rail transports to their deaths at Treblinka and Auschwitz extermination camps in occupied Poland, as well as to smaller camps elsewhere.

    The fortress of Terezín in the north-west region of Bohemia was constructed between the years 1780 and 1790 on the orders of the Austrian emperor Joseph II. It was designed as part of a projected but never fully realized fort system of the monarchy, another piece being the fort of Josefov. Terezín was named for the mother of the emperor, Maria Theresa of Austria, who reigned as archduchess of Austria in her own right from 1740 until 1780. By the end of the 19th century, the facility was obsolete as a fort; in the 20th century, the fort was used to accommodate military and political prisoners.

    From 1914 until 1918, Gavrilo Princip was imprisoned here, after his conviction for the assassination of Archduke Franz Ferdinand of Austria and his wife on June 28, 1914, a catalyst for World War I. Princip died in Cell Number 1 from tuberculosis on April 28, 1918.

    After Germany invaded and occupied Czechoslovakia, on June 10, 1940, the Gestapo took control of Terezín and set up a prison in the “Small Fortress” (kleine Festung, the town citadel on the east side of the Ohře river). The first inmates arrived June 14. By the end of the war, the small fortress had processed more than 32,000 prisoners, of whom 5,000 were female; they were imprisoned for varying sentences. The prisoners were predominantly Czech at first, and later other nationalities were imprisoned there, including citizens of the Soviet Union, Poland, Germany, and Yugoslavia. Most were political prisoners.

    By November 24, 1941, the Nazis adapted the “Main Fortress” (große Festung, i.e. the walled town of Theresienstadt), located on the west side of the river, as a ghetto. Jewish survivors have recounted the extensive work they had to do for more than a year in the camp, to try to provide basic facilities for the tens of thousands of people who came to be housed there.

    From 1942, the Nazis interned the Jews of Bohemia and Moravia, elderly Jews and persons of “special merit” in the Reich, and several thousand Jews from the Netherlands and Denmark. Theresienstadt thereafter became known as the destination for the Altentransporte (“elderly transports”) of German Jews, older than 65. Although in practice the ghetto, run by the SS, served as a transit camp for Jews en route to extermination camps, it was also presented as a “model Jewish settlement” for propaganda purposes.

    On November 11, 1943, Commandant Anton Burger ordered the entire camp population, approximately 40,000 people at that time, to stand in freezing weather during a camp census (sometimes referred to as the “Bohušovicer Kessel Census”). About 300 prisoners died of hypothermia as a result.

    During a 1944 Red Cross visit, and in a propaganda film, the Germans presented Theresienstadt to outsiders as a model Jewish settlement, but it was a concentration camp. More than 33,000 inmates died as a result of malnutrition, disease, or the sadistic treatment by their captors. Whereas some survivors claimed that the prison population reached 75,000 at one time, according to official records, the highest figure reached (on September 18, 1942) was 58,491. They were crowded into barracks designed to accommodate 7,000 combat troops.

    In the fall of 1944, the Nazis began the liquidation of the ghetto, deporting more prisoners to Auschwitz and other camps; in one month, they deported 24,000 victims.

Terezín, prima di essere un ghetto

Il posto che chiamiamo “Terezín” non nacque come paese e nemmeno come ghetto. Nacque come fortezza. Tra il 1780 e il 1790 venne costruito dall’esercito austriaco a 60 chilometri da Praga, lungo il fiume Eger. Era un luogo fortificato con speciali “bastioni”, ossia muri molto spessi e fossati profondi. Dentro la fortezza c’erano tanti edifici quadrati, più o meno tutti uguali e ciascuno con un cortile interno: negli edifici vivevano e dormivano circa 4.000 soldati. Terezín era circondato da alte mura a forma di stella con tante punte. I soldati avevano previsto anche un sistema per riempire d’acqua i fossati e addirittura per allagare tutte le campagne intorno alla fortezza.
Diversi anni dopo finirono le guerre dell’Ottocento e la fortezza non ebbe più motivo di esistere. Rimasero alcune caserme con i soldati, ma Terezín si trasformò poco per volta in un normale paese. E cominciò ad essere abitato da civili.

Map-of-Terezin

I nazisti al potere

In Germania, nel 1933, salì al potere il Partito Nazionalsocialista (chiamato anche “partito nazista”) guidato da Adolf Hitler. I nazisti dividevano gli esseri umani in razze e proclamavano l’esistenza di due tipi di persone diverse. Da un lato i veri tedeschi, quelli di razza pura. Dall’altro tutti quelli che secondo i nazisti non facevano parte di quella razza pura: gli ebrei, i rom e i sinti (i nazisti li chiamavano “zingari”), quelli che non credevano nel nazismo (i nazisti li chiamavano “lavativi”), quelli che avevano problemi fisici o mentali, quelli che non avevano usanze o tradizioni uguali ai nazisti. Oggi sappiamo bene che le razze umane non esistono, e che gli esseri umani hanno tutti gli stessi diritti. Ma ottant’anni fa le idee violente del partito nazista ebbero molto successo in Germania e Adolf Hitler prese il comando della politica tedesca.
I nazisti erano profondamente razzisti ed erano anche molto avidi, ossia volevano avere molto potere e molto denaro. Sapevano bene che attaccare gli ebrei li avrebbe portati ad avere quello che desideravano.
Tra il 1933 e il 1939, i nazisti in Germania imposero numerose leggi contro gli ebrei: agli ebrei erano negate molte libertà, per esempio quella di sposarsi con persone non ebree, frequentare scuole pubbliche, possedere un negozio… Era purtroppo solo l’inizio. Ai nazisti non bastava che gli ebrei venissero umiliati e allontanati: avevano deciso che gli ebrei europei dovevano essere uccisi tutti. Chiamarono questa decisione “la soluzione finale”. A distanza di tanti anni, la distruzione degli ebrei d’Europa venne chiamata anche “Shoah”.

Terezín all’arrivo dei nazisti

Nel 1939 l’esercito nazista invase la Polonia, dando inizio alla Seconda Guerra Mondiale. Con la scusa che in quei territori vivevano cittadini di lingua tedesca, la Germania nazista invase anche l’allora Cecoslovacchia, e ne occupò due regioni: la Boemia e la Moravia. In Boemia si trovava la capitale della Cecoslovacchia, Praga: in città i nazisti imposero presto le leggi contro gli ebrei che avevano già applicato in Germania.
In quei mesi diedero inizio alle deportazioni di ebrei: gli adulti e i ragazzi, i bambini e i vecchi, tutti vennero costretti ad abbandonare le loro case per essere ammassati in luoghi scelti dai nazisti.
La guerra continuava e la Germania invadeva territori sempre più vasti. Là dove i nazisti arrivavano, cominciava subito dopo la deportazione. E ovunque i nazisti andavano, preparano luoghi per ammassarvi gli ebrei. Spesso questi luoghi erano chiamati “campi di transito”, proprio perché servivano a far transitare gli ebrei. Ma a transitare verso dove? Verso i campi di concentramento in Germania o in Austria (dove le persone venivano uccise dopo essere state costrette a lavorare come schiave) o verso i campi di sterminio in Polonia (dove le persone venivano uccise senza scampo).
Riassumendo: i nazisti prima imposero le leggi contro gli ebrei, poi li costrinsero ad abbandonare le case, poi li trascinarono a forza nei campi di transito, e da lì deportarono gli ebrei verso i campi di concentramento o sterminio.

Terezín diventa ghetto

Anche a Praga succede tutto questo agli ebrei. E il luogo che venne scelto come campo di transito fu proprio Terezín perché le sue fortificazioni permettevano ai nazisti di trasformarlo in una specie di prigione soltanto chiudendo tutte le porte di accesso. Le mura di Terezín erano state costruite un tempo perché nessuno entrasse: i nazisti le sfruttarono perché nessuno potesse scappare.
Gli ebrei praghesi venivano costretti ad abbandonare le loro case: potevano portare con sé soltanto una valigia pesante al massimo 20 chili. Per trasformare il paese in un campo di transito, i nazisti fecero uscire dalle loro case tutti gli abitanti di Terezín. Là dove abitavano circa 5.000 persone, i nazisti misero dai 30 ai 40 mila ebrei. Ma gli ebrei non occupano meno spazio: l’affollamento a Terezín divenne presto insopportabile, c’erano pochi metri quadrati per ogni persona e pochissimo cibo. Gli ebrei dormivano in grandi camerate, su letti a castello a tre o quattro piani. Si mangiava pochissimo: poca zuppa e un po’ di caffè ogni giorno. Le persone morivano di fame, morivano di malattie, morivano perché uccise dai nazisti senza nessuno scrupolo e senza alcun motivo. Tra gli ebrei c’erano anche tanti ragazzi e bambini.

Terezín diventa campo di propaganda

I nazisti erano anche degli abili ingannatori. Mentre procedevano con la deportazione degli ebrei, cercavano di ingannare la gente, i giornali, le altre nazioni, perché tutti credessero che quello che stava succedendo non fosse così grave. Perfino gli ebrei dovevano essere ingannati, e dovevano credere che i nazisti li avrebbero solo sfruttati per lavorare e mai uccisi. La realtà era ben diversa: i nazisti erano molto violenti, erano veri assassini. Però l’inganno serviva a mantenere un po’ di calma e faceva in modo che a meno persone venisse in mente di scappare o di provare a ribellarsi.
Per ingannare tutti, ai nazisti serviva un luogo da mostrare al mondo per dire “Vedete? Qui gli ebrei non stanno così male”. Il luogo scelto fu Terezín. Agli inizi del 1944 i nazisti, per alcune settimane, costrinsero gli ebrei del ghetto ad abbellire tutto: sistemare e pulire le strade, sistemare i dormitori, fare in modo che ogni cosa sembrasse migliore. Gli ebrei furono nutriti un po’ di più e a loro furono concesse alcune libertà prima inimmaginabili: fare musica, teatro, scrivere, ritrovarsi per giocare…
I nazisti realizzarono molte fotografie e perfino un film girato nel ghetto: l’inganno aveva funzionato e le immagini mostravano persone apparentemente normali che vivevano piuttosto bene, avevano tempo per leggere e divertirsi, coltivare l’orto, fare passeggiate.
Ma poche settimane dopo la fine delle riprese, i nazisti deportarono tutte le persone che erano state filmate: donne, uomini, bambini, vennero schiacciati nei treni e portati ad Auschwizt, un campo di sterminio e concentramento che non lasciava alcuno scampo.

La musica a Terezín

Molti ebrei praghesi e tedeschi deportati a Terezín avevano studiato musica prima di essere trascinati via dalla loro città. Nelle valigie da deportati erano riusciti a portare in ghetto molti strumenti musicali: clarinetti, violini, sassofoni, e perfino qualche strumento più grande, come un violoncello.
La musica fu per loro una specie di amica: serviva ad alleviare la sofferenza, a far dimenticare la nostalgia per qualche minuto, a dare coraggio e speranza. A Terezín era esistita fino a pochi anni prima della Guerra una fabbrica di strumenti musicali, la Zalud. Spesso gli ebrei possedevano gli strumenti di quella marca, li avevano suonati a Praga in libertà e poi portati con loro nel ghetto.

La fine del ghetto, la fine della guerra

Dall’autunno del 1944, i nazisti decisero di deportare tutti gli ebrei di Terezín un po’ per volta verso il campo di Auschwitz. Tutto avvenne come sempre con i treni merci: gli ebrei vennero portati lontani, ad Est, in Polonia. Pochissimi ritornarono a casa, alla fine della guerra: la maggior parte venne uccisa ad Auschwitz. Anche moltissimi ragazzi e bambini persero la vita in quei luoghi di orrore. Ne erano passati circa 15.000, a Terezín: alla fine della guerra ne erano rimasti in vita 142, ossia solo uno su cento era potuto tornare a casa.
Il 5 maggio del 1945 i nazisti abbandonarono il ghetto. L’8 maggio arrivarono i soldati dell’Armata Rossa, l’esercito dell’Unione Sovietica che era in guerra contro la Germania. In ghetto c’era pochissima gente, quel giorno, e quasi tutti erano malati.

Vorrei andare da sola
dove c’è un’altra gente migliore,
in qualche posto sconosciuto
dove nessuno più uccide.
Ma forse ci andremo in tanti
verso questo sogno,
in mille forse
e perché non subito?

Alena Synková

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